
Maggiore è la diversità delle condizioni di partenza, maggiore la diversità dei modi di manipolazione. La diversità geografica quindi come diversità produttiva. In questo il Gargano può ritenersi fortunato perchè riassume, in un lembo di terra, tutte le principali caratteristiche geografiche dell'Italia e le rappresenta in sintesi: la pianura, la collina, la montagna, il mare, le isole, i laghi. Mancano i fiumi e con essi la produzione e la cultura dei fiumi che certamente non possono essere rappresentati dai torrenti i quali però esistono e diventano impetuosi durante le piene e quindi in qualche modo, i fiumi, li ricordano.
Da questo punto di vista il Gargano ha molto da dire: il suo territorio è ancora pieno di gente che usa tecniche tradizionali che bisogna però recuperare prima che scompaiano del tutto: produzioni di contadini (olive, sottoli, sottaceti), di lavoratori forestali (carbone, carbonella) e di pastori (caciocavallo), artigianato (il telaio, il ferro battuto, la ceramica, l'arte orafa, la falegnameria, ecc.), tecniche di conservazione dei prodotti naturali (salicornia, funghi, lampascioni), fiori secchi, ecc.
Infine, le tecniche artigianali possono offrire un grande valore aggiunto alla materia prima di partenza. Esse, agendo su piccole quantità di prodotti, ne esaltano le caratteristiche differenziali rendendoli prodotti molto specifici, talvolta unici, di grande valore.
Gli odori e i sapori di un barattolo di funghi o di carciofi sottolio di produzione industriale non saranno mai come quelli prodotti per il consumo di pochi come sono quelli prodotti artigianalmente. È il discorso della produzione di nicchia con marchio del Parco, l'unico in grado di garantire qualità al prodotto stesso e remunerazione economica a realtà produttive, tutte da costruire, che, tra l'altro, in confronto con la grande produzione, non potrebbero avere nessuna possibilità di competere.